Mamme e papà, ansie e paure

Diventare genitori significa iniziare un nuovo viaggio

famiglia1Tutti sappiamo che ad ogni viaggio accade immancabilmente qualcosa che non avevamo pianificato.

Il diventare genitori apre interrogativi che possono scatenare ansie e paure, interrogativi a volte difficili all’apparenza, ma che possono nascondere una una risposta semplice. E’ a questo che gli incontri tra genitori e con un esperto come il pedagogista mirano: a far emergere la risposta più adeguata alla singola famiglia. E’ questo che, ancora una volta, abbiamo fatto sabato mattina in uno dei nostri incontri con i genitori.

Il diventare genitori, come ogni nuova condizione, può generare ansia, un’emozione che nasce dalla paura di una situazione sconosciuta. Le interferenze esterne alla nuova famiglia, che non di rado si insinuano, non aiutano i neo-genitori ad affrontare le loro ansie e possono anche avere come effetto proprio quello opposto, cioè quello di aumentare i dubbi.

La neo-mamma deve necessariamente garantirsi i quaranta giorni di puerperio, giorni da dedicare a se stessa, al piccolo ed al nuovo equilibrio famigliare che sta andando costituendosi. Sono necessari questi giorni fisiologici per fare la mamma.

Se vi sono già altri bambini, fratellini o sorelline, sarebbe opportuno tenere con sé, per alcuni giorni dopo la nascita del nuovo nato, anche loro. Gli dimostreremo così che non ci dimenticheremo di lui e che non verrà “sostituito” dal piccolo appena nato.

Nel contrastare le ansie e le paure della mamma il papà è fondamentale, in particolare in questi primi quaranta giorni, quando anche la coppia necessita di trovare un nuovo equilibrio.

I quaranta giorni di puerperio sono fisiologici e dopo questo tempo tutto torna, gradatamente, nella norma.

Per quanto concerne i fratellini o sorelline un’attenzione particolare, dopo la nascita del piccolo, è imprescindibile anche per loro. E’ necessario che mamma e papà chiedano se sta provando gelosia nei confronti del nuovo nato: solo così lui si sentirà considerato e compreso per il momento delicato che è chiamato a vivere. Qualsiasi comportamento questo assumerà non sarà mai un dispetto a mamma e papà, i bambini sono innamorati di mamma e papà, e ciò che fanno è cercare un’attenzione che, in quel momento, sentono di non avere o vogliono comunicarci qualcosa che non sanno dire a parole. Ascoltiamo i loro gesti.

Vi è un bellissimo rito sciamano che segna l’incontro tra i fratelli. Trascorsi i quaranta giorni entriamo nella vasca con i nostri bambini e passiamo il neonato al fratello/sorella più grande. L’acqua sarà veicolo dell’unione.


Per “Gli incontri di Chicco” Incontro A cura della Dott.ssa Katia Biundo  in Collaborazione con Polispecialistica Lariana

“I Figli” di Gibran Kahlil

“I figli sono i figli della Vita. Tu puoi sforzarti di essere come loro, ma non sforzarli ad essere come te. La vita non si ripete e non si attarda all’ieri”.

Gibran Kahil, pittore, poeta e filosofo libanese.

Il Profeta è un volume di saggi poetici pubblicato nel 1923, popolarissimo nella controcultura americana e nei movimenti New Age di quegli anni è tuttora celebre.

“I Figli” è una poesi contenuta all’interno dell’opera strutturata, a sua volta, in domande e risposte: per ogni argomento, un personaggio fa una domanda al Profeta, il quale risponde per metafore e analogie con un testo di tipo poetico.

Una poesia da leggere con un respiro profondo ad ogni riga, che lasci il tempo di un pensiero altrettanto profondo.

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“I FIGLI”

I figli non sono figli tuoi,

sono i figli e i fratelli della Vita

che appartiene a se stessa.

Essi vengono attraverso di te ma non con te,

e benchè siano con te non ti appartengono.

Tu puoi trasmettere loro il tuo amore

ma non i tuoi progetti,

perchè essi hanno i loro progetti.

Tu puoi ospitare i loro corpi,

ma non sequestrare il loro spirito,

perchè i loro spiriti abitano nella casa del domani,

che tu non puoi visitare, neanche nei tuoi sogni.

Tu puoi sforzarti di essere come loro,

ma non sforzarli ad essere come te,

poichè la vita non si ripete e non si attarda all’ieri.

Tu sei l’arco dal quale i tuoi figli come frecce viventi sono lanciati lontano.

L’arciere vede il bersaglio sul sentiero dell’infinito e lui si tende con la sua presenza,

così che le Sue frecce corrano lontane e veloci,

in gioia rimani teso nelle mani dell’Arciere:

Lui ama le frecce che volano,

ma ama anche l’arco che rimane fermo.

Tre consigli per mamma e papà

“I grandi non capiscono mai niente da soli e i bambini si stancano a spiegargli tutto ogni volta” Il piccolo principe

mommy-and-daddy-with-son-300x199Perchè un bambino cresca sereno è necessario che prima di tutto lo siano l’ambiente e le persone che lo circondano.

E’ utile pertanto che anche mamma e papà si prendano degli spazi per ricaricarsi, trascorrendo del tempo svolgendo le attività che più gli piacciono. Oltre che, imprescindibilmente, dedicando del tempo alla coppia.

In secondo luogo è necessario che i genitori risolvano i loro eventuali conflitti verso se stessi e gli altri. Spesso quando un genitore fatica a lasciarsi andare con il proprio bambino la motivazione è da rintracciarsi a livello personale. Ciò che ogni genitore dovrebbe fare è ritrovare il suo bambino interiore, nascosto in ognuno di noi, perdonarlo e non dimenticarlo mai.

In ultimo è fondamentale che i genitori non si sostituiscano mai al loro piccolo, che non decidano per lui, solo per impedirgli di sbagliare. Ogni bambino imparerà così a convivere con le conseguenze delle scelte che fa: impedirgli di sbagliare impedirebbe tale apprendimento. Tutto sotto l’occhio attento del genitore.

“Facciamo che io sono….”, ovvero il gioco di ruolo

“non importa quanta dignita’ tu abbia. se un bambino ti passa una tazzina vuota tu devi bere”.

“Benchè ci fossero nella scuola a disposizione dei bambini dei giocattoli veramente splendidi nessun bimbo se ne curava. I bambini si interessavano un momento, ma poi si allontanavano. Allora capii che il giuco era forse qualche cosa di inferiore per la vita del bambino e che egli vi ricorreva in mancanza di meglio, ma v’era qualcora di più elevato che nell’animo del bambino prevaleva senza dubbio su tutte le cose futili. Perchè ogni minuto che trascorre è prezioso per lui, rappresentando un passaggio da un grado inferiore ad uno superiore”. (da “Il segreto dell’Infanzia” M. Montessori)

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Ad un tratto vedremo il nostro bambino dietro di  noi come un ombra. Un bimbo impara per imitazione ed il gioco di ruolo è uno dei giochi preferiti dei bambini a partire dai 3 anni circa.

Il gioco di ruolo si presenta in forme svariate che evolvono in corrispondenza dei cambiamenti del bambino. Tra i giochi di ruolo preferiti di ogni bambino quello di imitare la propria mamma o papà, ma anche l’immedesimazione in ruoli professionali come la maestra, il pompiere, il poliziotto, tutte figure che si contraddistinguono per marcate carattersitiche, che il bambino conosce e riconosce.

Il gioco di ruolo propietta dritto dritto nel mondo ma non manca, nei giochi dei piccoli, anche l’immedesimazione in una delle storie conosciute in una favola o in un film o in personaggi del tutto immaginari.

Mettersi nei panni di mamma e papà è però uno dei giochi di ruolo più classici. Spesso i genitori danno troppa poca importanza a questo gioco; ciò è un errore. Il gioco di ruolo permette di esprimere quel che si è e quel che si vorrebbe essere. Per il piccolo imitare i grandi è una necessità che, se assecondata in modi e tempi adeguati, gli permette di sperimentare e sperimentarsi, prendere coscienza di sè e costruire così la sua personalità. Impedire questa necessaria sperimentazione svilupperà sensazioni di inadeguatezza che, potrebbero, ripercuotersi sull’intero arco della sua vita, sviluppando, in età adulta, una poca voglia di mettersi in gioco.

Il gioco di ruolo è un ottimo strumento per l’apprendimento di alcune abilità ma anche di alcune regole, come ad esempio l’ordine. Se vogliamo che impari l’ordine ciò non avverà mai se diciamo al piccolo: “metti in ordine i tuoi giocattoli mentre io pulisco casa”. Perchè il piccolo impari l’irdine è necessario ritagliarsi del tempo, andare con lui nella sua stanza ed inventare un gioco, come può essere quello del pirata che deve ripulire il suo vascello.

Non abbiate troppe aspettative in tal senso o troppe pretese. I bambini imparano attraverso ciò che fanno e se sbagliano, ridiamoci sopra. Noi adulti dobbiamo essere consapevoli del fatto che la crescita è sperimentazione e la sperimentazione passa inevitabilmente dall’errore.

Arriverà il momento in cui lui vorrà anche apparecchiare la tavola con noi. E allora, se la brocca dell’acqua di vetro o il coltello sono troppo pericolosi, facciamogli mettere a tavola i tovaglioli o i cucchiai o mettiamo l’acqua in una bottiglia di plastica, e se un po’ di acqua di rovescerà inevitabilmente sul pavimento, non solleviamo il piccolo dal suo compito, si sentirà punito; apprezziamo lo sforzo e incoraggiamolo a chiedere aiuto quando penda di non farcela, facendogli comprendere che noi siamo li per lui. Gli insegneremo così anche a riconoscere i suoi limiti. Questo gli servirà per il suo futuro.

Una volta che il bambino si sentirà sicuro nello svolgimento di un compito cercherà, inevitabilmente, compiti nuovi da svolgere, nuove occasioni per mettersi in gioco. Ad un certo punto quindi non ne vorrà più sapere di apparecchiare la tavola: è il momento di intraprendere una nuova avventura.

Ecco allora cosa i genitori e gli educatori tutti devono fare perchè il momento del gioco di ruolo sia una vera e propria occasione di crescita per il piccolo.

L’adulto deve cercare di entrare (in punta di piedi) nel mondo del bambino, chiedendogli cosa lui voglia fare: si sentirà ascoltato.

Il gioco deve essere pianificato dal bambino. Il compito dell’adulto è quello di aiutarlo ad esprimersi e a far emergere anche le emozioni più nascoste.

“La mamma fa così…”. Il piccolo lo sa benissimo ed è proprio per questo che spesso agisce in un modo diverso. E’ così che il piccolo ci comunica che lui è una persona e gli altri sono altre persone. La sua personalità sta crescendo.

Se c’è un fratellino o un altro bambino l’adulto deve evitare i paragoni, prendendone uno ad esempio. Ogni bambino è unico con i suoi talenti e le sue debolezze.

Se un bimbo è stato bravo gratifichiamolo. Se sbaglia evitiamo i rimproveri. Forse gli manca solo qualche informazione. Il bambino sa quando sbaglia e ciò di cui ha bisogno è di sentirsi dire che è amato alla follia.

Il materiale montessoriano: la libera scelta

“Dall’eliminazione di confusione e superfluità nascono l’interesse e la concentrazione. Il piccolo può così gustare il piacere di fare le cose, seguendo unicamente l’ispirazione del cuore”.

монтесори-училище2In uno dei suoi testi la Montessori narra che un giorno la maestra arrivò a scuola un po’ in ritardo ed avendo dimenticato di chiudere la credenza trovò i bambini con diversi oggetti in mano: “credetti di interpretare che i bambini ormai conoscevano così bene gli oggetti che potevano sceglierli da sé. E così fu. Si iniziò così un’attività vivace e interessante: i bambini avevano dei desideri particolari e sceglievano le loro occupazioni”.

Una delle peculiarità del metodo è la libertà di scelta riconosciuta al bambino, in base alla quale egli è messo in condizione di decidere autonomamente, sin da piccolo, a quali attività dedicarsi.

Il bambino può scegliere il materiale che desidera e tenerlo per tutto il tempo che vuole; si ritiene che il tempo di uso di un determinato materiale debba essere molto ampio, il passare continuamente da un materiale ad un altro è considerato sintomo di disinteresse per ogni oggetto. Dalla libera scelta del materiale la Montessori ha potuto osservare le tendenze del bambino e i suoi bisogni psichici.

Ella osservò che i piccoli, pur avendo a disposizione un vasto numero di materiali differenti, sceglievano soltanto alcuni di essi, pressapoco le stesse cose, alcune con evidente prevalenza; tutti gli altri oggetti rimanevano abbandonati; anche se mostrati ai bambini e spiegatone l’uso questi non andavano mai a riprenderli spontaneamente. La Montessori decise pertanto di eliminare questi materiali; “tutto deve essere misurato oltreché ordinato, dall’eliminazione di confusione e superfluità nascono l’interesse e la concentrazione”.

Il piccolo può così gustare il piacere di fare le cose: di manipolare la materia, soffermarsi su un certo calcolo matematico per tutto il tempo necessario, osservare il lavoro dei bambini più grandi, ascoltando la presentazione della maestra; di dipingere quando lo desidera e quello che desidera, seguendo unicamente l’ispirazione del cuore.

L’autonomia dell’azione non viene scoraggiata, al contrario, ci si adopera per non ostacolarla: apparecchiare per il pranzo, aiutare la maestra a sbucciare la frutta per la merenda, rimediare a qualche “pasticcio”, prendersi cura di sé stessi. Detto ciò la Montessori sottolinea che non si deve dimenticare un principio importante: dare al bambino la libertà non significa abbandonarlo a se stesso e tanto meno trascurarlo.

Il bambino e la creatività, ovvero l’importanza del disegno nell’infanzia

“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”. Paul Klee

disegno-infantileIl disegno, uno dei primi linguaggi che l’uomo utilizza, solo dopo i movimenti del corpo e l’emissione di suoni. Nel disegno si manifesta l’anima del bambino. E’ necessario che i bambini, sin da molto piccoli, vivano in ambienti stimolanti dal punto di vista artistico, pertanto in una casa non dovranno mai mancare fogli e matite colorate.

Fogli bianchi, senza né righe né quadretti, che permettono al piccolo di esprimersi in totale libertà. Il foglio bianco siamo noi, un noi che si sta costruendo.

Il disegno è un momento importante che aiuta il piccolo ad esprimersi, è per questo necessario trascendere da qualsiasi giudizio e da qualsiasi concetto di giusto o sbagliato e se non capiamo cosa il bambino ha rappresentato chiediamo semplicemente: “Me lo racconti?”. Il bambino inizierà a raccontar-si e il nostro compito sarà quello di stare ad ascoltare, consapevoli che ciò sarà utile anche per lo sviluppo delle sue abilità linguistiche.

Ad accompagnare i fogli le matite colorate, migliori rispetto a penne e pennarelli. Le matite sviluppano capacità di manualità fine e permettono di sperimentare tratti differenti, fine, grosso, più o meno calcato. Con le matite colorate nascono effetti sempre nuovi, dimostrazione del fatto che, nel mondo e nella vita, esistono le sfumature.

La vista è solo uno dei sensi che il disegno può allenare, a questa si aggiunge il tatto, che nei primi anni di vita riveste una notevole importanza. Maria Montessori vede il disegno come l’esercizio per eccellenza per l’educazione della mano avente lo scopo di prepararla a scrivere. Il disegno, secondo la Montessori, conduce la piccola mano del bambino, ancora insicura nelle sue coordinazioni motrici, a seguire quel disegno minuzioso che è la scrittura. L’educazione della mano è fondamentale in quanto la mano è strumento espressivo dell’umana intelligenza: la mano è l’organo della mente.

Da un disegno possono trasparire emozioni, che colorano la vita. Dietro a quello che a noi può apparire come uno scarabocchio c’è un mondo, reale o fantastico.

Capire l’arte è una preoccupazione dell’adulto, ciò che interessa al bambino è il farla, è l’espressione che l’arte permette. Da grandi, una serie di regole e precetti, impediscono di godere appieno e senza limitazioni di questo. I bambini hanno il vantaggio di essere liberi da schemi e riuscire quindi ad esprimere realmente sé nel disegno. Ogni bambino ama disegnare e in tal senso è necessario creare tempi e spazi per tale attività: ne risulterà una capacità di espressione sempre maggiore.

Il disegno è il luogo della creatività, della conoscenza, della sperimentazione, della scoperta e dell’autoapprendimento, dove tutto parte dal gioco. Il disegno è una palestra per la mente, nella quale si sviluppano capacità di osservazione, con gli occhi e con le mani, e si impara a guardare la realtà con tutti i sensi.

“Il vero talento per il disegno si manifesterà spontaneamente, non si daranno lezioni intese ad aiutarlo, quelle cattive lezioni che, invece, potrebbero persino soffocare il naturale interesse” (Maria Montessori).

A tutte le donne

“Quando si scrive delle donne, bisogna intingere la penna nell’arcobaleno”. Denis Diderot

FESTA-DELLA-DONNA

Perciò, ecco la mia raccomandazione a tutte le donne:

Abbandonatevi, mangiate le cose più buone, baciate chi amate, abbracciate, innamoratevi. E ancora, rilassatevi, viaggiate, saltate e andate a dormire tardi, alzatevi presto, correte, volate, cantate e fatevi belle. Mettetevi comode, ammirate i paesaggi e lasciatevi spettinare dalla vita.

Il peggio che potrà succedervi è che, sorridendo di fronte allo specchio, dovrete pettinarvi di nuovo.


da “Il Cappellaio Matto”

Una valigia magica per essere nonni felice

“I nonni donano emozioni senza tempo”

preparare-la-valigia-530x300Ieri un altro incontro con i nonni. Un incontro tutto pedagogico durante il quale abbiamo ripreso le fila dell’incontro precedente: “Diventare nonni. Essere nonni”. Abbiamo aperto insieme la “valigia magica”, quella che ogni nonno dovrebbe possedere. Un contenitore di strumenti per essere nonni felici e crescere nipoti felici. Una “valigia magica” per arricchire l’insostituibile rapporto tra nonni e nipoti.

Otto sono le cose che abbiamo trovato dentro questa valigia:

Primo fra tutto, una tazza. Metafora di quel contenitore nel quale sono contenute tutte quelle cose che i nonni devono tenere per sé. La tazza è metafora di quello spazio che i nonni devono lasciare alla completa gestione dei loro figli neo-genitori. La tazza è quel non detto necessario che lascia lo spazio di possibili errori ai propri figli, errori che si riveleranno, però, i più grandi maestri.

Un secondo elemento che troviamo nella valigia è una bottiglia di vino. Un’altra metafora: quella del tempo che ogni nonno deve dedicare a se stesso, alla coppia, all’amicizia, alle proprie passioni. La bottiglia di vino ci permette di non dimenticare che la famiglia dei nonni è un nucleo famigliare a parte, che deve possedere momenti propri, diversi e separati da quelli del nucleo famigliare di figli e nipoti.

C’è poi la musica. Il bambino riconosce la madre, che lo ha portato in grembo, sembra bisogno di alcunché, ma ciò che permette al bambino di riconoscere il padre è la sua voce. I suoni permettono al piccolo di riconoscere le persone e gli ambienti. Se nella casa dei nonni vi sarà una musica il bambino la riconoscerà e percepirà quell’ambiente come proprio e famigliare. La musica è anche metafora dei suoni, che ogni casa possiede. Ogni casa ha i suoi rumori che la differenziano da tutte le altre.

Le favole. Non possono mancare mai, ne nella valigia dei nonni ne in quella di mamma e papà. Le favole sviluppano la fantasia, evocano paure ed emozioni, aiutano a risolvere i problemi e li prevengono. Le favole regalano momenti magici e la magia non può non essere presente nella vita di un bambino. La favola è la voce, il racconto, il sogno, la magia, è l’attesa di un mondo fantastico.

Il rapporto tra nonni e nipoti è un rapporto così speciale, profondo, che deve essere necessariamente coltivato e mantenuto, un rapporto fatto di tanti piccoli momenti che non possono correre il rischio di essere dimenticati. Ecco che nella “valigia magica” i nonni devono custodire una macchina fotografica, devono scattare foto e tempestarci i muri di casa. Il piccolo ritroverà così momenti belli di lui con i nonni ad ogni angolo, si sentirà importante agli occhi dei nonni e non dimenticherà, mai. Come le immagini anche i pensieri e le parole devono tempestare i muri e quindi non possono mancare foglietti sui quali appuntare e condividere pensieri, parole ed emozioni.

E poi ancora nella “valigia magica” fogli, matite colorare e dei DVD di fiabe. Fogli bianchi, senza ne righe ne quadretti, che permettono al piccolo di esprimersi in totale libertà. Il foglio bianco siamo noi, un noi che si sta costruendo. Il disegno è un momento importante che aiuta il piccolo ad esprimersi e se non capiamo cosa il bambino ha rappresentato proviamo a chiedergli: “Me lo racconti?” . Il bambino inizierà a raccontar-si e ciò sarà utile anche per lo sviluppo delle abilità linguistiche. Ad accompagnare i fogli le matite colorate. Meglio queste rispetto ai pennarelli. Le matite sviluppano capacità di manualità fine e permettono di sperimentare il tratto, fine, grosso, più o meno calcato. Le matite regalano e sono la dimostrazione del fatto che, nel mondo e nella vita, esistono delle sfumature.

In ultimo un DVD di fiabe. Nuove o classiche, sono l’occasione per trascorrere con i nipotini momenti di coccole, magari sul divano, sotto ad una copertina. I DVD non devono fungere da baby-sitter, il piccolo non deve essere lasciato solo davanti alla televisione mentre la nonna o il nonno fanno le loro cose.

Essere nonni è qualcosa di bellissimo, un rapporto delicato, che mette dinnanzi a numerose situazioni sempre nuove che crescono e mutano e che, per questo, possono solo ricevere vantaggi dalla possibilità di un confronto con altri nonni e con esperti dell’educazione.

Il nostro incontro è terminato con alcune parole chiave, parole che possono essere trasformate in strumenti fondamentali, da utilizzare nel rapporto nonni-figli:

“RINFORZI POSITIVI”: i genitori devono continuare ad essere un appoggio ed un sostegno per i propri figli, chiamati a svolgere il loro compito genitoriale. Per questo gli incoraggiamenti ed il sostegno sono imprescindibili.

AIUTI CONCRETI”: I nonni nutrono la mamma, un nutrimento che passa attraverso la loro presenza e collaborazione nella crescita del piccolo.


Per “Gli incontri di Chicco” Incontro A cura del Dott. Michele Filanti in Collaborazione con Polispecialistica Lariana

“Il mio amore fragile. Storia di Francesco”

“Per certi viaggi non si parte mai quando si parte. si parte prima. a volte molto prima”.

“Il mio amore fragile. Storia di Francesco” è un libro speciale. Scritto a più mani, una filosofica, l’altra teatrale ed una materna, quella di Catia Cariboni. Un diario materno il suo, la storia di un amore fragile, quello per Francesco, il bambino di cristallo.

copHo avuto il piacere di incontrare ed ascoltare Catia qualche mese e la sua storia, quella del piccolo Francesco e quella di Gabriele, la voce paterna, è una storia che tocca il cuore. Un testo sul significato del venire al mondo e dell’essere genitori. Non si intende qui esprimere giudizi in merito alle scelte espresse ma semplicemente far conoscere la storia di qualcuno, Francesco, di una madre, Catia, di un padre, Gabriele e di una famiglia. Un’occasione per riflettere.

“La storia del piccolo Francesco può parlare veramente a tutti: a chi è genitore e a chi è figlio, a quanti praticano l’arte medica e a coloro che vogliono trovare un tempo per pensare a quell’evento così semplice e spontaneo, eppure così carico di significati e di valori che è il venire al mondo”.

Catia, durante un’ecografia di routine, scopre che il suo piccolo Francesco è affetto da una patologia rarissima, l’osteogenesi imperfetta, una fragilità ossea che procurava a Francesco numerose fratture delle ossa, anche allo stadio fetale. Le possibilità che i medici danno alla sopravvivenza di Francesco sono scarse e parlano di lui a genitori come un “nano da circo”.

Catia e Gabriele dicono No, e quello è il loro Si a Francesco.

Esami più approfonditi confermano la diagnosi e i medici spiegarono ai futuri genitori che il piccolo Francesco avrebbe avuto anche un grave deficit mentale.

Secondo i medici la vita di Francesco non sarebbe stata degna di essere vissuta, Francesco sarebbe stato “condannato alla vita” ma “un’altra via non sarebbe stata percorribile per noi”.

Francesco nasce il 30 giugno, durante un temporale estivo, il suo primo vestitino, cucito apposta per lui era pronto.

“Francesco voleva nascere. A un tratto ecco finalmente un Francesco: lavato ed avvolto in un lenzuolo. Questi i primi attimi della vita postnatale di Francesco”.

Il compito a cui sono chiamati ora Catia e Gabriele è quello di essere genitori. Lo sconforto di vedere le fratture di Francesco, il pensiero del suo dolore, le difficoltà nel prenderlo in braccio, fargli il bagnetto, coccolarlo; fare con lui e per lui le cose più semplici.

Una storia di amore puro, quello di due genitori per il proprio figlio, l’affronto di una malattia rara, di un superamento di giudizi superficiali. Scelte difficili ed emozioni indimenticabili.

Una storia per riflettere. Una storia da condividere o criticare. Una storia che, nonostante i giudizi ed i pregiudizi, regala un’emozione profonda.


Catia Cariboni, Gaetano Oliva, Adriano Pessina, Il mio amore fragile. Storia di Francesco, XY.IT Editore, 2011

Ci hanno fatto credere …

“Non dobbiamo accontentarci di diventare come tutti gli altri” Leo Buscaglia

Formula-amoreCi hanno fatto credere che l’amore, quello vero, si trova una volta sola, e in generale prima dei trent’anni. Non ci hanno detto che l’amore non è azionato in qualche maniera e nemmeno arriva ad un’ora precisa.

Ci hanno fatto credere che ognuno di noi è la metà di un’arancia, che la vita ha un senso solo quando riusciamo a trovare l’altra metà.

Non ci hanno detto che nasciamo interi, che mai nessuno nella nostra vita merita di portarsi sulle spalle la responsabilità di completare quello che ci manca: si cresce con noi stessi Se siamo in buona compagnia, è semplicemente più gradevole.

Ci hanno fatto credere in una formula chiamata “due in uno”: due persone che pensano uguale, agiscono uguale, che solamente questo poteva funzionare. Non ci hanno detto che questo ha un nome: annullamento. Che solamente essere individui con propria personalità ci permette dia vere un rapporto sano.

Ci hanno fatto credere che il matrimonio è d’obbligo e che i desideri fuori tempo devono essere repressi.

Ci hanno fatto credere che i belli e magri sono quelli più amati.

Ci hanno fatto credere che esiste un’unica formula per la felicità, la stessa per tutti, e quelli che cercano di svincolarsene sono condannati all’emarginazione. Non ci hanno detto che queste formule non funzionano, sono alienanti, e che ci sono alternative.

Non ci hanno nemmeno detto che nessuno mai ci dirà tutto ciò. Ognuno di noi lo scoprirà da sé. E così quando amerai te stesso, potrai essere felice, e potrai amare qualcuno.


John Lennon